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7 GIUGNO H. 21.00 | ART POINT - SUPERSTUDIO PIÙ

 
DIATRIBA D'AMORE CONTRO UN UOMO SEDUTO
uno studio in anteprima per il Festival
di GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ
traduzione di ANGELO MORINO
regia di ALESSANDRO D'ALATRI
con MARIA ROSARIA OMAGGIO

musiche di RICCARDO EBERSPACHER
musica dal vivo con ROLAND RICAURTE (chitarra), RONALD MORAN (basso), JUAN CARLOS ALBELO ZAMORA (violino), EMILIANO MARTINELLO (percussioni)

produzione NOCTIVAGUS, GI.GA, ARTIFEX, ANGELARIA

Nell'ambito del festival "La Fabbrica dell'Uomo. Identità e Passioni. Le nuove stagioni del desiderio" il 7 giugno alle ore 21.00 presso Superstudio Più, sarà presentato al pubblico milanese lo studio dello spettacolo "Diatriba d'amore contro un uomo seduto", unico testo teatrale di Gabriel García Márquez, i cui diritti sono stati concessi all'attrice Maria Rosaria Omaggio che intepreta la protagonista, Graciela, per la regia di Alessandro D'Alatri.

Il testo, tradotto da Angelo Morino, verrà pubblicato prossimamente da Mondadori.
Lo spettacolo, in forma compiuta, debutterà in prima nazionale il 13 settembre a Milano al Piccolo Teatro Paolo Grassi, per l'apertura della settima edizione di Tramedautore, festival internazionale della nuova drammaturgia, organizzato da Outis.

Gabriel García Márquez commentava, nelle riunioni di stesura di Diatriba de amor contra un hombre sentado, avute con Hugo Urquijo, il regista del primo allestimento e marito dell'attrice Graciela Dufau per la quale è stata scritta, che se questa non fosse stata un'opera teatrale sarebbe stata almeno "un'ottima prova sulla disgrazia della felicità". Va chiarito che alludeva alla cosiddetta felicità borghese, quella che punta unicamente sul benessere economico e sul riconoscimento sociale.

"Niente somiglia tanto all'inferno come un matrimonio felice", sono le prime parole di Graciela sul punto di celebrare le nozze d'argento, sciorinando i suoi sentimenti davanti alla mancanza di amore nel compagno muto seduto in poltrona a leggere il giornale, presente-assente, seduto in ogni senso. Graciela, una donna di qualunque Sud del mondo, è figlia di una lavandaia, ma è riuscita ad ascendere socialmente e ad ottenere ben quattro dottorati per stare "all'altezza di lui", marchese di un'importante famiglia di Cartagena. Ora, dopo venticinque anni di matrimonio, torna alle sue origini reclamando un bisogno primario d'amore. Il testo porta inevitabilmente, e per fortuna, il marchio del suo autore. Nel monologo, il premio Nobel coniuga un linguaggio curato con metafore delicate ("acquazzone di anni") al clima ben noto del suo realismo magico, che culmina in un finale sorprendente.
Così scrive la critica ispano americana: "L'autore di Cent' anni di solitudine, consacrato nel mondo per la sua Arte nel romanzo, dimostra con questa opera che avrebbe potuto fare un teatro tanto importante come la sua creazione narrativa".

"Niente somiglia tanto all'inferno come un matrimonio felice"

 

 
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